1Q84

lunedì 9 gennaio 2012


Tra i buoni propositi per il 2012 ho fatto quello di impegnarmi a scrivere due righe (il termine “recensione” sarebbe decisamente eccessivo) per ogni libro letto. Per fortuna/sfortuna, il primo libro che ho terminato quest’anno è stato 1Q84 di  Murakami Haruki*. La fortuna risiede nel fatto che sono tra i molti cultori di questo straordinario giapponese; allo stesso tempo, cercare di tirare le fila e dire qualcosa di sensato al termine della lettura di uno dei suoi romanzi è un’impresa che solo i più coraggiosi portano a termine.

I due protagonisti dell’epopea di 1Q84 sono Aomame e Tengo. I due giovani vivono due vite solitarie e si trovano ormai ad un vicolo cieco: Aomame è una spietata killer che vendica gli uomini che hanno commesso violenza sulle donne; Tengo si divide tra l’insegnamento della matematica, una carriera di scrittore che non decolla e una relazione con una donna sposata. Nel passato hanno condiviso la prima, innocente ed infantile, esperienza dell’amore. Pur non incontrandosi da venti anni, per entrambi quell’istante vissuto insieme in un’aula di scuola è diventato un cardine della loro vite.
Ad incrociare di nuovo i loro destini saranno una misteriosa setta, il Sakigake, e i Little Man, straordinarie e incomprensibili creature con le quali il Leader della setta e sua figlia, la diciasettenne Fukaeri, hanno uno speciale rapporto.

Descrivere più nel dettaglio la trama di 1Q84 richiederebbe un trattato, ma, soprattutto, non avrebbe alcuna utilità. Leggere Murakami significa abbandonare il dovere di capirci qualcosa. Le sue trame complesse, i suoi personaggi così finemente delineati, eppure così sfuggenti, i fatti straordinari e magici uniti senza soluzione di continuità alla più banale quotidianità, trasportano il lettore altrove, dove i gatti parlano, strane creature escono dalla bocca di una capra e costruiscono crisalidi d’aria, le persone spariscono misteriosamente, un pozzo è la porta per un mondo parallelo e via discorrendo. Murakami non dà spiegazione, né tanto meno una morale: ti regala una suggestione, accompagnandola con della buona musica e da una serie infinita di descrizioni dettagliate di momenti quotidiani, di pasti da preparare e assaporare, di abiti da sciegliere e indossare con cura e di amplessi che sembrano interminabili. L’obiettivo del caro Haruki è proprio quello di esasperare tutti i cinque sensi, tanto da distrarre il tuo buon senso e la tua razionalità: semplicemente, leggendo Murakami, pensare non serve: bisogna lasciarsi trasportare dalla corrente.

Questi primi volumi di 1Q84 (la seconda e ultima parte uscirà in Italia quest’anno, sempre per Einaudi) non mi hanno inizialmente entusiasmato; come per tutte le cose che aspetto per mesi, probabilmente sono stata colta dall’ansia di arrivare subito alla fine, e ho letto lentamente; troppo lentamente. Come dicevo, i romanzi di Murakami ti trascinano come un fiume: al lettore è chiesto di fidarsi, di lasciarsi andare e mollare gli ormeggi, per prendere il ritmo dei capitoli che diventa sempre più incalzante, mentre tutte le questioni aperte nella storia sembrano andare verso una conclusione chiara, per poi riportarti di nuovo al punto di partenza e scompaginare tutto. Appena ho preso coscienza di questo “atto di fede”, 1Q84 mi ha totalmente conquistato, per poi abbandonarmi sul più bello, di nuovo in trepida attesa del prossimo romanzo.

LO CONSIGLIO A: chi ha una fervida immaginazione, non ama i Testimoni di Geova e non si fa troppe domande

Chiudo con una chicca per voi compagni di idolatria: questo bel Tumblr raccoglie citazioni, immagini e fan art più o meno probabili dedicate al nostro beniamino nipponico.

 

* Murakami è il cognome, Haruki il nome. I giapponesi usano poco il nome di battesimo, e antepongono sempre il cognome.


Trilogia della città di K.
Superzelda, Superscott

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