Oggi sono buona e vi rivelo una notizia sensazionale: in inverno, nevica. Sì, ve lo assicuro. E se fa freddo, si forma del ghiaccio.
Il Pendolare Perenne lo sa. A Trenitalia fa comodo fare finta di non saperlo. Giornalisti e media invece rimangono stupiti come Boscimani. Concedo che i media, per questioni di tempo e di opportunità, si soffermino sui casi eclatanti, e certamente i poveri passeggeri dell’IC Bologna-Taranto rimasto intrappolato nel ghiaccio per sei ore meritano tutta la solidarietà umana possibile.
Tuttavia, resto dell’idea che il Pulitzer se lo meriterebbe quel giornalista che avesse voglia di indagare su cosa succede ogni santo giorno sui carri merci con i quali un gran numero di poveri cristiani si reca al lavoro ogni giorno.

La sottoscritta, essendo 2.0, è riuscita a lavorare da casa per i due giorni critici per il Piemonte siberiano dove risiedo. Questa mattina, agguerrita e propositiva come Napoleone prima della campagna di Russia, decido di provare a recarmi presso il mio luogo di lavoro, in quel di Milano.

Parto da Tortona e l’inizio non è dei più rassicuranti: una volta sul mio Regionale del Terrore, mi intenerisco alla voce del Capotreno che, via interfono, ci ricorda di “fare attenzione alla discesa per formazione di ghiaccio”. Non c’è problema: il ghiaccio non si è formato solo sui marciapiedi delle stazioni e sui gradini del treno (dovrei scrivere un post solo sul pazzo criminale che progetta gli altissimi gradini dei treni), ma anche sulle porte che di conseguenza non si aprono. Quindi il problema non è come scendere, ma RIUSCIRE a scendere. Se il passeggero non riesce a farcela nei tempi canonici di fermata nella stazione, niente panico: la porta che si è miracolosamente aperta, rimane bloccata nel ghiaccio accumulato agli angoli. Quindi il passeggero potrà sempre provare a buttarsi dal convoglio in corsa: basta puntare un bel cumulo di neve a terra, e non ci si fa neanche troppo male.

A parte questi dettagli, a Pontecurone mi sento tranquilla. Un attimo dopo prendo consapevolezza della fragilità della condizione umana umana: Trenord mi informa via Twitter (un ottimo servizio, ce ne fossero) che tutti i treni diretti a Milano subiranno ritardi causa furto di rame sulla linea. Sì, FURTO DI RAME SULLA LINEA. è stato Lupin III, ne sono sicura. Solo un ladro gentiluomo poteva essere così cortese da voler compiere il furto e condannare noi pendolari a ritardo certo proprio oggi, quando sicuramente avremmo già accumulato del ritardo per il ghiaccio.

Il dramma esistenziale di noi Pendolari Perenni si compie a Voghera. Siamo fermi da almeno dieci minuti in stazione, il treno con le porte aperte (probabilmente a causa del ghiaccio…), sopraggiunge sul binario comunicante, un InterCity in ritardo, diretto anch’esso a Milano. Il Pendolare Perenne inizia a sentire indistintamente una musica di Ennio Morricone: è partito il duello. Quale treno partirà prima? Il Regionale del Terrore che ha precedenza dal punto di vista dell’orario, oppure l’InterCity, che ha precedenza e basta?
Io aspetto cinque minuti, poi afferro borsa, giacca e cappello, scendo e di corsa salto sull’IC. Si sente un fischio. Di quale controllore sarà stato? Noi esuli del Regionale, ammassati nel poco spazio in piedi e contro le porte che ci è concesso, tratteniamo il fiato (non che ci sia spazio per respirare, comunque). BEEEEEEP. E’ il nostro treno! La porta si sta chiudendo! Partiamo! Se non fossimo delle persone a modo, prima che dei Pendolari, ci lanceremmo in boccacce e gestacci verso i nostri pavidi compagni di viaggio che non hanno lasciato il Regionale e che ora ci guardano delusi allontanarci.

Morale del simpatico siparietto: sono arrivata in ufficio alle 9.45, un’ora di ritardo.

Passano otto ore di lavoro, alle 18 esco. Ed eccoci di nuovo qui, mentre scrivo questo post: io, il mio portatile, un treno che ha già accumulato un’ora di ritardo. Le informazioni in mio possesso sono queste: nel pomeriggio un treno non ce l’ha fatta, ed ha esalato il suo ultimo respiro presso Locate Triulzi. Tutta la circolazione tra Milano e Pavia perde la trebisonda. Il mio Regionale del Terrore (serale) parte da Lambrate con un quarto d’ora accademico di ritardo. “Ok, ora che sono partita, è fatta!” penso. Errore gravissimo dovuto alla stanchezza e all’ottimismo del venerdì sera. Partiamo, certo. Ma ci fermiamo poco prima di Pavia, questa volta per un guasto ad uno scambio. Passano altri 40 minuti.

Ghiaccio, rame trafugato, treno deceduto, scambio sbarrellato. Bilancio di un giorno di quotidiana follia per un Pendolare Perenne. Forse ci mettevo meno ad arrivare in Russia con Napoleone.

EPILOGO
Dopo aver scritto questo post, Silvia è arrivata a casa alle 20.30, con un’ora di ritardo. Dopo aver mangiato anche il tavolo, di lei non si sono più avute notizie.

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